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La Lamia, elegantemente arredata, può ospitare fino a 5 persone con un soggiorno con camino e divano letto, sala da pranzo, cucina, bagno e camera da letto matrimoniale.
Servizi: tv, forno, frigorifero, lavatrice, lavastoviglie, riscaldamento e barbecue.
Il Trullo maggiore, ampliato e finemente ristrutturato, può ospitare fino a 8 persone; è composto da ingresso con divano e poltrona letto (singoli), alcova con 2 letti, bagno e 2 camere.
Servizi: tv, piastra elettrica, riscaldamento.
Il Trulletto, ristrutturato secondo la tradizione contadina, è dedicato alle coppie che cercano tranquillità e poesia nell'atmosfera dei Trulli. E' composto da camera, alcova e bagno.
Servizi: piastra elettrica, mini frigo, stufa elettrica. È possibile inserire un terzo lettino.
Un simpatico aneddoto..
“La Trullarella” è caratterizzata da un insolito ma pittoresco aneddoto.
Si narra, infatti, che alla fine del XIX secolo ad un’anziana contadina, al suo risveglio all’alba, parve di ascoltare al di là del boschetto un insolito e misterioso richiamo mai udito fino a quel giorno. Guardando oltre la piccola finestrella del trullo e attraverso i candidi fiocchi della prima neve di dicembre, scaldata dalle schioppettanti fiamme del camino, le sembrò di scorgere tra i folti cespugli di lentisco, una maestosa sagoma scura simile ad altri animali, talvolta osservati nei verdi prati della Valle d’Itria. Per lei, che aveva sempre e solo visto mandrie di buoi e di vitelli, non sembrò vero e possibile che uno di questi animali avesse d’improvviso assunto fattezze e andamento maestosi e regali, con un collo grande e lanuginoso e, soprattutto, con un grande palco di corna vellutate.
Il gelo mordeva le sue guance ma lei, incurante e incuriosita, varcò l’uscio dell’augusta e povera dimora con l’intento di assicurarsi della misteriosa e affascinante apparizione, la speranza di avvicinare la splendida creatura e di condividere con lei la frugale colazione del mattino. La neve cadeva copiosa e il freddo e il vento impazzavano favorendo il generarsi di scintillanti vortici di candida neve; il silenzio del primo mattino fu allietato dalle campane del vicino campanile della chiesa del borgo e fu in quel momento che alla nonnina apparve silenzioso dai languidi occhi un cervo, che non spaventato dalla piccola e delicata sagoma, piegò il suo splendido capo ornato da trofeo, in segno di saluto. Dopodiché scomparve nella neve.
Natale era prossimo e la vecchina aspettava con ansia anche quel vicino prossimo Natale certa di uno sperato incontro con il cervo che però non apparve.
Quell’anno, la primavera con i suoi tepori e i suoi variopinti colori giunse a rallegrare le malinconiche giornate della contadina che al primo sole di aprile si portò alle pendici del boschetto per raccogliere i primi profumati fiori di campo; ma non le sembrò vero di scorgere fra le verdi erbette, le corna vellutate del vecchio cervo, che non con poca fatica portò in casa,
riponendole sul camino che nessuno ha mai osato spostare.